Il problema della traslitterazione in cinese: l’evocazione fonetica

Una parte rilevante dei casi sottoposti all’attenzione dei giudici Europei hanno riguardato l’accertamento della similarità fonetica delle designazioni di vendita dei prodotti che incorporavano parte delle denominazioni protette e/o ne utilizzavano una parte e/o molto somiglianti tra loro. A tale proposito è utile evidenziare come il problema dell’evocazione fonetica assuma riflessi particolarissimi allorquando il prodotto tutelato è tradotto in lingua cinese. Nella lingua cinese, infatti, l’adattamento di una parola straniera risulta particolarmente complesso e spesso non è basato sul significato del termine, ma sulla sonorità del nome che più si avvicina a quello originale. Essendo le lingue occidentali polisillabiche e dovendo trascrivere ogni sillaba con un ideogramma, si hanno infatti nomi di quattro o più caratteri spesso totalmente privi di significato ma che permettono in successione di mantenere quasi invariata l’identità fonetica del nome ovvero il “sounding”. Alcuni esempi, presi da siti web cinesi, possono aiutare a comprendere la questione. Il Parmigiano ovvero “parmesan” si trova tradotto sul web in lingua cinese con i termini  帕马森 (Pà mǎ sēn)  i cui significati corrispondono a : 帕fazzoletto马cavallo -森foresta. Tuttavia il medesimo prodotto, il Parmigiano Reggiano (parmesan), può anche essere tradotto con altri tre caratteri simili nella pronuncia al termine originale ma diversi semanticamente ovvero 巴马臣 (pā mǎ chén) che letteralmente significa: 巴 pakistan-马cavallo -臣ministro. Oppure, essendo la sillaba ma corrispondente sia a cavallo che a mamma (mǎ 玛mamma) anche scritto : 帕玛森(Pà mǎ sēn). Commercialmente sono tutti modi validi di tradurre il Parmigiano o il parmesan e sono tutti utilizzati nelle più comuni piattaforme web cinesi. Tuttavia solo il primo è il marchio registrato dal consorzio. La translitterazione fonetica è il criterio più comune utilizzato dalla maggior parte delle imprese occidentali per registrare i propri marchi in Cina. E’ il caso anche di Prosecco (普罗塞克Puluō sài kè) traduzione adottata dal consorzio il cui contenuto non ha alcun significato compiuto ma il cui suono orecchiabile è simile all’originale pronunciato in lingua italiana. Anche il Grana Padano ha una traduzione ufficiale accettata dal sistema giuridico cinese di derivazione fonetica scelta dal consorzio (哥瑞纳Gē ruì nà, 帕達 諾Pà dá nuò), ma l’anomalia del sistema lessicale cinese lascia al mercato la possibilità di trovare alternative valide ad associare al suono “Grana” ideogrammi diversi come 格拉娜 (Gélā nà) sotto i quali troviamo sul web un’enormità di offerte del prodotto Grana Padano sia originale che non. Ci sono poi imprese che usano un sistema misto di traduzione tra quello fonetico e quello letterale. È il caso del Prosciutto di Parma  帕尔玛火腿, dove 火腿 (Huǒtuǐ) significa prosciutto o letteralmente cosciotto al fuoco e 帕尔玛(Pà ěr mǎ) è il risultato fonetico di Parma. Un esempio interessante di criterio misto di traduzione di un marchio in cinese è dato della Coca Cola (Kekou Kele 可口可樂) che è riuscita a trasformare una difficoltà linguistica in opportunità commerciale. La prima traduzione del nome, Kekou Kela, sicuramente non contribuiva positivamente alla sua diffusione: mentre la prima parte del nome, Kekou(可) ha il significato di delizioso o gustoso e quindi compatibile con il prodotto,  la traduzione di Cola, basata su criteri esclusivamente fonetici, risultava kela (potere-affumicato), combinazione di caratteri non solo priva di senso, ma non stimolante dall’utilizzo di un ideogramma il cui significato “affumicato” male si associa al nome di una bevanda. venne quindi, in seguito, sostituito Kelacon l’attuale Kele(可樂potere-divertire/divertente): perfetto compromesso tra l’esigenza di riconoscibilità fonetica del prodotto e l’associazione del nome ad un  messaggio pubblicitario come quello di una bevanda “deliziosa” che si consuma in momenti di “divertimento” affermando il prodotto definitivamente sul mercato orientale. Il meccanismo di traslitterazione sopra descritto offre un gran numero di possibilità di evocazione: prodotti evocanti il nome protetto possono apparire sui siti web con nomi il cui significato è assolutamente lontano da quello del nome protetto, ma la cui fonetica è evocativa. Si tratta di uno scenario in rapida evoluzione e dal grande impatto economico in cui l’esperienza diretta delle fattispecie concrete potrà fornire reali soluzioni82. Nel 2015, il governo Cinese è intervenuto pubblicando una guida ufficiale (“Norm of Terminology Transation of Imported Wines”) sulle terminologie adottate nel mercato internazionale del vino e sui nomi dei principali vini e vitigni stranieri traducendoli in lingua cinese. Il testo include anche una lista dei nomi delle più importanti regioni di produzione dei vini. Recentemente il China Trademarket Office(CTMO) ha contestato l’uso improprio del termine  “蒙蒂普尔 查诺” (“Meng Di Pu Er Cha Nuo”) perché simile alla Indicazione Geografica “Montepulciano di Abruzzo”. Ma la stessa traduzione del nome “Montepulciano” nel testo della norma “Norm of Terminology Translation of Imported Wines”, non è univoco. Infatti, mentre il termine del vino Montepulciano è tradotto 蒙帕塞诺(Meng Pa Sai Nuo), quello relativo alla zona geografica è tradotto 蒙特普齐亚诺 (Meng Te Pu Qi Ya Nuo).

Dr.ssa Barbara Catizzone

fonte Rivista di Diritto Alimentare

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