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Contraffazione e lotta alle informazioni ingannevoli

Si è tenuto questa mattina il convegno “CONTRAFFAZIONE E LOTTA ALLE INFORMAZIONI INGANNEVOLI. La collaborazione tra Paesi nella tutela dei marchi e dei prodotti”, promosso dall’Osservatorio Italia in Testa in collaborazione con l’Ambasciata di Ungheria.

L’obiettivo dell’evento è stato quello di raccogliere le testimonianze e iniziative delle istituzioni italiane, quali il ministero dello Sviluppo Economico, la Guardia di Finanza e l’Agenzie delle Dogane, oltre ad alcune importanti multinazionali come la British America Tobacco, in merito alla lotta contro la contraffazione e tutela del Made in Italy.

Dalla parte delle istituzioni, Francesca Cappiello della Direzione Generale per la lotta alla contraffazione – U.I.B.M. Ministero dello Sviluppo Economico ha spiegato che “In Italia, dal 2008 al 2014 sono stati sequestrati circa 377.395.292 oggetti contraffatti per un valore complessivo di circa 4.365.598 miliardi euro. Le merci più contraffatte sono gli accessori di abbigliamento, seguiti dall’abbigliamento, mentre al terzo posto si trovano i giochi e i giocatoli”.
“Per contrastare il fenomeno – aggiunge Cappiello – lo scorso anno è stata stipulata la Carta Italia, un accordo volontario pionieristico non solo per il Paese, ma anche a livello Europeo, sottoscritto a luglio da titolari di diritti (Indicam) e attori del commercio online (Consorzio Netcomm) e promosso dal MISE”. “La Carta Italia impegna i suoi firmatari a individuare e porre in atto misure che consentano l’individuazione delle offerte relative a prodotti non autentici prima della loro messa online, nonché a prevenire il ripetersi questo tipo di offerte. Carta Italia è aperta all’adesione dei consumatori”, ha concluso Francesca Cappiello.

Dello stesso tono è stato l’intervento del Generale Gennaro Vecchione, Comandante delle Unità Speciali della Guardia di Finanza, che, per quanto riguarda la pirateria digitale, ha affermato che “se tutto il materiale contraffatto venisse portato in ambito legale l’impatto sarebbe di circa 17 miliardi di euro, mentre i pagamenti tributari ammonterebbero a 5 miliardi di euro”.

La pirateria digitale ha rappresentato una vera sfida alle autorità italiane, infatti, Davide Tanzanella, della Direzione Centrale Antifrode e Controlli Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha affermato che “per quanto riguarda i canali internet, abbiamo individuato la necessità di una struttura più snella per contrastare questo tipo di contraffazione”.
“Nella nostra attività, – ha precisato Tanzanella – lo scambio d’informazioni è fondamentale. Fatte salve le disposizioni applicabili in materia di protezione dei dati nell’Unione e al fine di contribuire all’eliminazione del commercio internazionale di merci che violano i diritti di proprietà intellettuale, la Commissione e le autorità doganali degli Stati membri possono condividere taluni dati e informazioni a loro disposizione con le autorità competenti dei paesi terzi”.

Nel corso del convegno sono stati presentati due progetti, uno italiano firmato da Fata Logistic Systems (Finmeccanica) e l’altro ungherese, per l’identificazione delle etichette dei prodotti.
Guido Calliano di Fata Logistic Systems ha spiegato in cosa consiste “Codentify, un codice di 12 caratteri che ostacola la falsificazione dei prodotti. Si tratta di un’architettura centralizzata e specializzata in cui è possibile registrare diverse informazioni. È un sistema facile ed immediato, utilizzabile anche via smartphone e che si adatta anche ad altri settori merceologici, come l’alimentare, abbigliamento, ecc”

Dal lato ungherse, Mátay-Mayer Gergely, Direttore Commerciale PÁTRIA printing house SRL (Ungheria) ha presentato Smark “un sistema di etichettatura in grado di offrire al consumatore la possibilità di fare un acquisto pienamente consapevole scegliendo tra un prodotto autentico o uno contraffatto. Come? Utilizzando un’ Etichetta di Sicurezza SMark, composta da una Pellicola Nanotecnologica e di dati protetti, i prodotti contrassegnati con questa tipologia di etichettatura verranno identificati e le loro caratteristiche saranno immediatamente rese disponibili ai consumatori”.

L’Osservatorio Italia in Testa voleva che le problematiche legate alla lotta alla contraffazione e alla tutela del made in Iyaly, fossero analizzate a 360°. Per questo, sono stati invitati a parlare istituzioni quali l’ICE, la Federazione Moda Italia Lazio e Roma, Assocamerestero e Federvini.

Marinella Loddo, dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE) ha spiegato che “il nostro compito è quello di sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici dell’Italia con i mercati esteri. La nostra forza sono gli uffici all’estero oltre alle sedi di Roma e Milano.
Svolgiamo attività di informazione alle imprese in particolari le PMI. Promozione e formazione (progetto a medio lungo termine). Nel nostro lavoro, abbiamo potuto vedere che c’è tanta richiesta nel mercato internazionale di “italietà” ovvero di “Made in Italy”. Mi preme ricordare che si tratta del terzo marchio riconosciuto a livello mondiale dopo Coca Cola e VISA”.

Lidia Marconi di Assocamerestero ha aggiunto che “sono imitazioni il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto, il 76% dei pomodori in scatola e il 15% dei formaggi che si vendono all’estero”.

“L’Italian sounding nell’agroalimentare è un fenomeno preoccupante diffuso maggiormente negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in America latina e in diversi altri mercati, inclusi anche quelli europei, relativo ai prodotti alimentari prodotti in tali Paesi che, attraverso l’utilizzo di parole, colori, immagini e riferimenti geografici sulle etichette e sulle confezioni, inducono il consumatore ad associare erroneamente il prodotto locale a quello autentico italiano. Se la contraffazione può essere legalmente impugnabile e sanzionabile, la stessa cosa non vale per i prodotti cosiddetti Italian Sounding”.
“Fra il 2001 e il 2010 il fenomeno dell’Italian Sounding è aumentato del 180% per un valore di 60 miliardi, quasi la metà dell’intero fatturato dell’industria alimentare italiana (132 miliardi di Euro) e più di due volte il suo export (27 Miliardi di Euro). Di questi 60 miliardi, circa 6 riguardano la contraffazione vera e propria e i restanti 54 miliardi l’imitazione dei nostri prodotti” – conclude Marconi.

Per Massimiliano De Toma, Consigliere nazionale e Presidente di Federazione Moda Italia Lazio e Roma “Il Made in Italy non è soltanto quello scritto nelle etichette. Si tratta di un marchio che potrebbe rappresentare il vero motore per una crescita economica dell’Italia, ma ci troviamo di fronte ad una chiusura da parte dei produttori intracomunitari e da parte della stessa UE. Infatti, è stato bocciato il riconoscimento dell’etichetta “Made In ”da parte del parlamento europeo nel 2014 nonostante in quel semestre la presidenza della commissione fosse italiana”.

Per quanto riguarda il mercato del vino, Ottavio Cagiano De Azevedo, Direttore Generale Federvini, ha voluto ricordare che “l’export alimentare italiano raggiunge i 27 miliardi di euro di cui il 22% proviene dal vino”.

In tale ambito, le indicazini geografiche sono fondamentali per tutela dei prodotti e dei consumatori. Paolo Catallozzi, Giudice della 9^ Sezione Civile del Tribunale di Roma, ha spiegato che “le Indicazioni geografiche sono segni che legano un prodotto al territorio dal quale esso proviene. I singoli stati si sono sempre organizzati per evitare di metter sul mercato prodotti recanti false indicazioni di provenienza. Cosa succede all’interno del nostro paese? – si chiede Catallozzi – la protezione nazionale è molto forte, il nostro ordinamento tutela anche a prodotti non registrati. La differenza quindi sta nel fatto che il giudice dovrà verificare il collegamento del prodotto con il territorio”.

Nel corso del convegno è stata analizzata la situazione dell’industria del tabacco e dei farmaci, due settori ad alto rischio di contraffazione, contrabbando e falsificazione.

Marco Ganassi Direzione centrale Federazione Italiana Tabbacai: “Il mercato illecito di contraffazione e di contrabbando ha due caratteristiche: la clientela legale è la stessa di quella illegale, il mercato illecito dei tabacchi si adegua istantaneamente a quello lecito, quindi vi è una concorrenza sleale. Ricordo che gli introiti del contrabbando vanno a finanziare organizzazioni criminali anche legate al terrorismo”.

Luca Gentile, Excise & Anti Illicit Trade Manager British American Tobacco Italia, ricorda che “il contrabbando di sigarette in Italia vale circa il 7% del mercato. È un dato preoccupante, benché sotto la media di altri Paesi europei. Ed è la vera minaccia che istituzioni e industria sono chiamate ad affrontare assieme. Discorso ben diverso va fatto, invece, per la contraffazione delle sigarette: in Italia, secondo i dati evidenziati dalla Guardia di Finanza, la contraffazione è oggi un problema marginale, che rappresenta non più dell’1% delle sigarette illegali totali sequestrate”
Infine, Domenico Di Giorgio, Direttore Ufficio Qualità dei prodotti e contraffazione AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, ha sottolineato che “per quanto riguarda i medicinali, non parliamo di contraffazione ma di falsificazione. A livello internazionale l’AIFA ha contribuito al miglioramento della normativa, delle informazioni, la cooperazione e la sensibilizzazione”.
Il convegno è stato promosso dall’Osservatorio Italia in Testa, il quale persegue tre obiettivi: divulgare le buone prassi della tutela del “made in Italy” a livello nazionale ed europeo, stimolare il confronto tra le rappresentanze e contribuire ad informare l’opinione pubblica sulla lotta alla contraffazione.

Attraverso una serie di iniziative che vanno dal monitoraggio dell’evoluzione normativa nazionale e comunitaria in tema di proprietà industriale e intellettuale alla realizzazione di studi e ricerche tematiche legate alla tutela del “Made in Italy”, l’Osservatorio Italia in Testa vuole tutelare e promuovere la creatività, innovazione e qualità dei prodotti italiani.

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