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La tutela del diritto d’autore su disegni e modelli

L’art. 17 dir. 98/71/CE prevede che i disegni e modelli protetti come disegni o modelli registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro a norma della direttiva, siano ammessi a beneficiare della protezione della legge sul diritto d’autore vigente in tale Stato fin dal momento in cui il disegno o modello è stato creato o stabilito in una qualsiasi forma; prevede, altresì, che ciascuno Stato membro determini l’estensione della protezione e le condizioni alle quali essa è concessa, compreso il grado di originalità che il disegno o modello deve possedere. In altri termini, la direttiva obbliga gli Stati membri a tutelare l’industrial design con la disciplina in tema di diritto d’autore, ma riserva agli stessi Stati membri l’individuazione delle condizioni di applicabilità della disciplina e la definizione dei contenuti della protezione in base alla legge del diritto d’autore.

Si tratta di una disciplina minima di armonizzazione che è stata studiata per assicurare efficacia al nuovo sistema comunitario dei disegni e dei modelli e che ha inteso escludere, in ambito comunitario, proprio l’applicazione della clausola di trattamento nazionale di cui all’art. 2.7 della Convenzione di Berna (La Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, adottata a Berna nel 1886, è un accordo internazionale che stabilisce per la prima volta il riconoscimento reciproco del diritto d’autore tra le nazioni aderenti) , secondo cui è riservata alle legislazioni dei Paesi dell’Unione di determinare sia la sfera di applicazione delle leggi relative alle opere delle arti applicate ed ai disegni e modelli industriali, sia le condizioni di protezione di tali opere, disegni e modelli, e ciò tenendo conto di quanto disposto dall’art. 7.4 (che attribuisce alle legislazioni dei Paesi dell’Unione la facoltà di stabilire la durata della protezione delle opere fotografiche e di quelle delle arti applicate). Non per questo la disciplina nazionale di recepimento della direttiva comunitaria si pone però in contrasto con quella convenzionale, dal momento che costituisce pur sempre espressione dell’esercizio di un potere normativo riconosciuto ai singoli ordinamenti nazionali dalla Convenzione di Berna: potere che presenta, nel caso di specie, la particolarità di attuare le linee programmatiche dettate, in ambito comunitario, dalla nominata direttiva. A sua volta, quest’ultima non predetermina, come si è detto, le condizioni di proteggibilità del disegno o del modello in base alla legge sul diritto d’autore, sicchè la disciplina introdotta con il D.Lgs. n. 95 del 2001, che richiede contenuto creativo e contenuto artistico, costituisce coerente recepimento della normativa comunitaria.

Per ottenere la tutela del diritto d’autore su modelli industriali è necessario che questi abbiano valore artistico. Esso non può essere escluso dalla serialità della produzione degli articoli concepiti progettualmente, che è connotazione propria di tutte le opere di tale natura, ma va ricavato da indicatori oggettivi, non necessariamente concorrenti, quali il riconoscimento, da parte degli ambienti culturali ed istituzionali, circa la sussistenza di qualità estetiche ed artistiche, l’esposizione in mostre o musei, la pubblicazione su riviste specializzate, l’attribuzione di premi, l’acquisto di un valore di mercato così elevato da trascendere quello legato soltanto alla sua funzionalità ovvero la creazione da parte di un noto artista. (Corte di Cassazione, sez. I civ, sentenza n. 7477 del 18 gennaio 2017).

La tutela delle opere di industrial design trova invece collocazione nella fase progettuale di un oggetto destinato a una produzione seriale.

La recente pronuncia emessa dalla Corte di Cassazione, sez. I civ, sentenza n. 2039 del 26 gennaio 2018, è stata l’occasione per puntualizzare i principi, ormai consolidati, che devono guidare il giudizio di fatto di comparazione tra le opere in caso di plagio, previsto dall’art. 171 della legge 22 aprile 1941 n. 633, Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio .

 

Eugenio Selmi, LL.M. in Food Law

 

 


Italiano Vero: Aziende e Consorzi al confronto

Made in Italy senza Freni. In rapporto al PIL il made in Italy è arrivato tra la fine del 2017 e i primi mesi del 2018 al suo massimo storico pari al 26,1% , segnando una crescita dell’export del +7,4% in valore e del +3,1% in volume. Nel 2017 l’export di beni “made in Italy” è arrivato a 448,1 miliardi di euro che, bilanciato da import per 400,6 miliardi, ha determinato un surplus del commercio estero di 47,5 miliardi. L’Italia vanta 844 prodotti, su un totale di 5.117, classificatisi primi, secondi o terzi al mondo per saldo commerciale attivo con l’estero, per un valore complessivo di 161 miliardi di dollari. “Solo” i 210 prodotti “primi classificati” per saldo commerciale fanno guadagnare al Bel Paese 51 miliardi di dollari. Questi alcuni dei dati emersi al convegno “Italiano Vero”, organizzato dal Rotary Roma Polis e dal Rotary Roma Sud Est, con la collaborazione dell’Osservatorio Italia in Testa e della Link Campus University, e con il Patrocinio del Distretto Rotary 2080. Gli attori del pomeriggio: Alberto Bombassei – Presidente Brembo; Maria Luisa Trussardi – Presidente Gruppo Trussardi; Maurizio Marinella- Amministratore E. Marinella; Antonino Moccia – Amministratore Fabbrica della Pasta di Gragnano; Salvatore Palitta-Presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano DOP; Giorgia Martone-Consigliere Industrie Cosmetiche Riunite; Tonino Boccadamo – Presidente Boccadamo; Fabrizio Santarelli – Titolare Azienda Agricola Castel De Paolis.

Il successo delle specializzazioni produttive italiane sono costituite soprattutto da quattro grandi aree merceologiche: l’automazione meccanica, l’abbigliamento-moda, l’arredo-casa e l’alimentare-bevande. L’immagine presso i consumatori esteri interessati all’acquisto di prodotti e sevizi è molto elevata. Così come la stessa immagine sta migliorando rispetto al passato presso gli uomini di affari per fare business. I principali acquirenti sono: Stati Uniti, Corea, Cina, Russia, Arabia Saudita, ma anche le più nostrane Spagna, Grecia, Germania e Francia, soprattutto per alcuni prodotti alimentari.

A contribuire all’immagine del Made in Italy c’è la forza dei distretti industriali, le cui esportazioni, dopo il crollo del 2009, hanno continuato a salire negli ultimi otto anni con una crescita che supera i 30 miliardi di euro. Risultai eccellenti anche per quelle aziende che durante la crisi hanno puntato sull’innovazione e sostenibilità, registrando performance positive su occupazione ed export.

Bisogna puntare, come sfida per il futuro, però, nonostante i risultati positivi a strategie sempre più mirate per crescere, partendo dal consolidamento delle relazioni con i retailer internazionali, dalla ricerca di un maggior supporto di partner finanziari e la creazione di consorzi tra produttori, che permettano un’immagine unitaria del sistema paese all’esterno. E’ necessaria la formazione di una cabina di regia che promuova il brand “made in Italy” in maniera programmata e sistematica.

Ulteriore sfida è quella alla contraffazione del Made in Italy, che solo per il settore food il “mercato del falso” vale oltre 100 miliardi di euro. Sono necessarie regolamentazioni nazionali e sovranazionali, che siano a sostegno dell’economia e dei prodotti italiani.


Italiano Vero: Imprese, Consorzi ed Istituzioni si confrontano sul Made in Italy

 

Giovedì 10 maggio 2018 alle 17.30 a Roma, presso la Sala Conferenze della Camera di Commercio di Roma, Tempio di Adriano, si terrà un confronto tra aziende, imprese ed istituzioni sul tema del Made in Italy.

Le Esperienze delle Imprese e dei Consorzi – Intervengono: Brembo, Trussardi, E.Marinella, Fabbrica della Pasta di Gragnano, Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano DOP, Industrie Cosmetiche Riunite, Boccadamo S.p.A., Azienda Agricola Castel De Paolis

Le Istituzioni a sostegno delle imprese – Partecipano: Massimiliano De Toma (Movimento 5 Stelle), Andrea Causin (Forza Italia), Francesco Marcolini (Green Hill Advisory), Andrea Fabbri (Università di Parma), Annaluce Licheri (Osservatorio “Italia in Testa”)

 

 

Approfondimenti:

Comunicato Stampa

AgenPress.it – Made in Italy senza Freni: Aziende e Consorzi al confronto


Validità del marchio composto da un gruppo di lettere

L’Art. 7 del Codice della Proprietà Industriale (d’ora innanzi anche denominato c.p.i.) precisa che; “Possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese.”

Con l’entra in vigore della Reg. UE 2015/2424 “il Marchio dell’Unione Europea”  del 23 marzo 2016, all’art. 4 si precisa  che  non è più necessario che un marchio possa essere suscettibile di rappresentazione grafica, ma è sufficiente che sia adatto a distinguere i prodotti ed i servizi di una impresa da quelli di un’altra impresa ad essere rappresentato nel registro marchi dell’ Unione Europea, in modo da consentire alle autorità competenti e al pubblico di determinare in modo chiaro e preciso l’oggetto della protezione garantita al loro titolare.

Tradizionalmente i marchi vengono suddivisi in marchi denominativi (costituiti da parole, anche di fantasia), marchi figurativi (costituiti da disegni) e marchi complessi (costituiti da più elementi combinati tra di loro).

Per molto tempo si è ritenuto di palmare evidenza che non potessero essere registrati i segni costituiti da lettere dell’alfabeto, oppure le cifre, trattandosi di segni di uso comune che generalmente riscontriamo nel quotidiano. E’ quanto affermato dall’art. 13 c.p.i. Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni privi di carattere distintivo e in particolare:

  1. a) quelli che consistono esclusivamente in segni divenuti di uso comune nel linguaggio corrente o negli usi costanti del commercio;
  2. b) quelli costituiti esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi o da indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono, come i segni che in commercio possono servire a designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica ovvero l’epoca di fabbricazione del prodotto o della prestazione del servizio o altre caratteristiche del prodotto o servizio.
  3. possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni che prima della domanda di registrazione, a seguito dell’uso che ne sia stato fatto, abbiano acquistato carattere distintivo.
  4. Il marchio non può essere dichiarato o considerato nullo se prima della proposizione della domanda o dell’eccezione di nullità, il segno che ne forma oggetto, a seguito dell’uso che ne è stato fatto, ha acquistato carattere distintivo.
  5. Il marchio decade se, per il fatto dell’attività o dell’inattività del suo titolare, sia divenuto nel commercio denominazione generica del prodotto o servizio o abbia comunque perduto la sua capacità distintiva.

Eccezion fatta per quelle lettere o quei numeri che sono caratterizzati da un particolare colore, forma , tali da essere ritenuti riconoscibili al primo sguardo, (pensiamo al numero 46 di Valentino Rossi, divenuto ora un marchio celebre).

Nel medesimo caso si è affermata la giurisprudenza italiana. In particolar mondo si è affermata la registrabilità del marchio:

  • Della lettera Omega, in quanto, a seguito della Dir. 89/104, la registrabilità delle lettere dell’alfabeto deve ritenersi pacifica e la capacità distintiva del segno deve essere valutata con riferimento al prodotto specifico (caso Ferragamo, Cass. 25/06/2007, n. 14684);
  • Di un gruppo di lettere, anche senza che ad esso sia stata conferita una particolare caratterizzazione grafica (caso Volkswagen, Trib. Milano 31/03/2010)
  • Monster Energy contro Volkswagen AG –  Mad Catz Interactive (Raffigurazione di un quadrato nero con quattro strisce bianche) EUIPO (Causa T-567/15) Sentenza del Tribunale del 14 luglio 2016 “assenza di carattere distintivo”
  • Della lettera “LV” senza particolari caratterizzazioni grafiche (caso Louis Vuitton. Trib. Torino 21/11/2007)
  • Della lettera “G” in corsivo; tuttavia in questo particolare caso il Tribunale di Milano ha precisato che l’oggetto del marchio in questione non fosse rappresentato dalla lettera in se, bensì dalla particolare grafica indicata nelle registrazioni e, nell’affermare la non-contraffazione da parte di un altro marchio “G” in corsivo, ne ha sottolineato la debolezza (caso Gucci VS Guess, Tribunale di Milano 02/05/2013).

 

Eugenio Selmi, LL.M. in Food Law


Etichettatura: Obbligo sull’origine dell’ingrediente principale

L’ Unione Europea: approvata l’indicazione in etichetta sull’origine dell’ ingrediente principale.

A larga maggioranza i Paesi membri dell’Unione Europea hanno approvato il Regolamento esecutivo sull’indicazione in etichetta riguardante l’origine dell’ingrediente principale degli alimenti.

Come è noto, l’etichettatura riguardante le informazioni nutrizionali contenute in un prodotto alimentare è disciplinato dal Regolamento Europeo 1169/2011. L’indicazione di origine per le carni fresche suine, ovine, caprine e di volatili è divenuta obbligatoria a partire da aprile 2015, restava fuori dalle indicazioni riportate sull’etichettatura l’origine del prodotto principale come il grano per la pasta o il latte nei formaggi. La novità contenuta nel Regolamento riguarda l’obbligatorietà destinata ai produttori che dovranno fornire informazioni dettagliate sull’origine del prodotto principale quando il luogo di provenienza dell’alimento è indicato o anche evocato e si differenzia dall’ingrediente principale.

Il Regolamento, tuttavia, si dimostra estremamente morbido riguardo l’indicazione del paese di origine, lasciando ampia discrezionalità nella dicitura “UE / non UE” fino all’indicazione del paese o della regione. Non si applicherà ai prodotti DOP, IGP e STG che sono già provvisti di un disciplinare di produzione molto chiaro, né quelli a marchio registrato.

Altra novità molto importante viene resa nota attraverso il portale del Ministero dello sviluppo economico con la Nota informativa Mise prot. N. 133330 del 9 aprile 2018, riguardante il soggetto responsabile della presenza o della correttezza delle informazioni sugli alimenti, cioè l’operatore con il cui nome o regione sociale il prodotto è commercializzato, o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato dell’Unione. L’8 febbraio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 32, il Decreto legislativo del 15 dicembre 2017 n. 231 recante la disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento UE 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento e della direttiva 2011/91/UE, ai sensi dell’articolo 5 della legge 12 agosto 2016 n. 170 “Legge di delegazione europea 2015”.

Ma in sostanza cosa cambia?

Il Regolamento prevede di contrastare le false indicazioni riportate in etichetta, quelle volte ad ingannare il consumatore riguardo l’origine del prodotto, che orientano la preferenza del consumatore nella scelta di un determinato prodotto rispetto ad un altro proprio per la tipicità e la tradizione che risiede in un determinato prodotto.  Contrastare l’evocazione dei prodotti italiani, abbattere il fenomeno dell’ Italian Sounding che rimanda alla mente del consumatore l’idea di acquistare un prodotto italiano solo perché in etichetta compare il Colosseo o soltanto perché la confezione di un un prodotto straniero si riporta una parola italiana (es. Pummarola, Pizza Ristorante, Parmesan, Brosecco) oppure un disegno o un’ immagine che rimanda l’acquirente ad un paesaggio italiano.

Diventa però estremamente difficile, se si leggono attentamente le norme espresse nel Regolamento, evitare tale illecito, poiché se il produttore di un determinato prodotto X sulla confezione non fa riferimento geografici di alcun tipo, né riporta informazioni o evocazioni dell’origine dell’alimento, non sarà obbligato a indicare il luogo di provenienza dello stesso alimento o del suo ingrediente primario.

Resterà da vedere cosa succederà in Italia quando il Regolamento entrerà in vigore e bisognerà valutare l’impatto che l’approvazione avrà sui decreti sull’origine degli alimenti già in vigore in alcuni paesi dell’ Unione come Italia e Francia.

 

Eugenio Selmi, LL.M. in Food Law


Etichette cibi , scatta l’obbligo di indicazione dello stabilimento

Da domani sulle etichette degli alimenti sarà obbligatoria l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento. Quanto precede e’ frutto dello specifico DL n. 145 del 5/9/2017 che entra in vigore domani con sanzioni in caso di inadempimento da 2.000 a 15.000 euro. La norma precisa Coldiretti risponde alla necessità di una larghissima parte dei consumatori di conoscere oltre alla origine degli ingredienti di un prodotto anche se lo stesso è’ stato confezionato in Italia.

Fonte: ansa.it


Il Gruppo Sabelli rileva il Caseificio Val D’Aveto, eccellenza casearia molisana

Il Gruppo Sabelli uno dei maggiori player italiani nel mercato delle mozzarelle ed una vera eccellenza casearia molisana ha rilevato il Caseificio Val D’Aveto produttore di nicchia ligure ad elevato valore aggiunto di yogurt colato ed altri formaggi tradizionali del segmento premium . Con tale acquisizione il gruppo Sabelli intende (dopo aver rilevato Trevisanalat nel 2016) far seguito ad una strategia tesa a portare al suo interno realtà rappresentative del food Made in Italy.

Fonte: ansa.it


Tracciabilità e anticontraffazione: verso un quadro normativo uniforme

Una mattinata proficua quella di ieri presso la sede di Open Gate Italia dove, in collaborazione con l’Osservatorio per la tutela del Made in Italy “Italia in Testa”, si è svolto il primo di una serie di incontri sui temi dell’anticontraffazione e della tracciabilità dei prodotti. L’obiettivo prioritario di questa iniziativa è quello di dare vita ad un tavolo tecnico che possa elaborare proposte normative da sottoporre al legislatore, non appena i lavori parlamentari di questa legislatura entreranno nel vivo.

Allo stato attuale, sotto il profilo normativo, si riscontrano difficoltà a livello europeo nell’armonizzazione e nell’allineamento dei diversi sistemi di tracciabilità dei prodotti utilizzati negli Stati membri, ad eccezione dei settori farmaceutico e del tabacco, per i quali sono state emanate due direttive volte all’introduzione di specifici sistemi di track and trace validi in tutta l’Unione. A livello nazionale ci troviamo in una situazione di stallo normativo a seguito dello scioglimento delle Camere avvenuto lo scorso dicembre. Infatti, i tre disegni di legge in materia di autenticazione e tracciabilità, presentati dal Partito Democratico, dalla Lega Nord e del Movimento 5 stelle nel corso dell’ultima legislatura, si sono arenati nella Commissione Industria del Senato.

All’incontro di ieri, a cui hanno preso parte aziende che stanno sviluppando tecnologie all’avanguardia volte a certificare e garantire l’autenticità e la provenienza dei beni immessi sul mercato, la Presidente dell’Osservatorio “Italia in testa” Annaluce Licheri e Andrea Morbelli, partner e responsabile della divisione Public Affairs di Open Gate Italia, è stato condiviso il primo punto fondamentale: approdare in tempi brevi ad un quadro normativo uniforme che possa essere declinato in differenti sistemi tecnologici contenenti informazioni comuni a tutti i settori produttivi e leggibili in maniera univoca da produttori, consumatori e pubbliche amministrazioni.

Solo così sarà possibile dare un segnale importante alla lotta ai fenomeni del contrabbando e della contraffazione, ma anche tutelare la salute, la sicurezza e la corretta informazione dei consumatori, consentendo al produttore di operare in condizioni di concorrenza leale, nonché certificare e difendere brand value e peculiarità che lo contraddistinguono, in ogni settore.

Come? Prevedendo un sistema di autenticazione e tracciabilità obbligatorio, introducendo incentivi a favore delle imprese che intendono adottare tecnologie di questo tipo e inasprendo le sanzioni per i reati legati alla contraffazione.

A conclusione dell’incontro, i partecipanti si sono dati appuntamento a metà maggio per la prosecuzione dei lavori del tavolo tecnico, consapevoli del fatto che è questo il momento giusto per sviluppare possibili soluzioni da proporre ai decisori pubblici in vista della ripresa dell’attività legislativa.


28 Marzo 2018 – Tavolo tecnico sulla tracciabilità

 Il “Tavolo tecnico sulla tracciabilità” è  un’iniziativa nata dalla collaborazione tra l’Osservatorio Italia in Testa  e dal suo partner tecnico Open Gate Italia con lo scopo di supportare le aziende che operano in diversi comparti del Made in Italy organizzando un tavolo tecnico finalizzato all’ elaborazione di proposte normative un materia di tracciabilità e anticontraffazione da sottoporre ai decisori pubblici.

L’incontro di presentazione di tale progetto  avrà luogo a porte chiuse mercoledì 28 marzo alle ore 11.30, presso la sede di Roma di Open Gate Italia, in via Cesare Beccaria 23  con la partecipazione di aziende produttrici di tecnologie per la tracciabilità dei prodotti e di imprese italiane attive in vari ambiti .

Approfondimenti:

Comunicato 29/03/2018


Petizione di Coldiretti : si firma per dire stop al cibo falso sui piatti

Coldiretti e Fondazione Amica stanno portando avanti la petizione “ Stop al cibo falso” mirata a presentare al Presidente del Parlamento Europeo 80.000 firme per dire fine al cibo taroccato rendendo obbligatoria l’indicazione d’origine degli alimenti .
Coldiretti e’ conscia che l’instabilità politica italiana mette a rischio la salute della popolazione con la presenza sul mercato italiano di numerosi alimenti “fake” che determinano ripetuti allarmi sanitari . Detta campagna che terminerà a fine aprile intende addivenire ad un recupero delle risorse economiche e dell’ occupazione in Italia.

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